WAAMTOURS

Fondazione Prada

La Torre d’Oro dell’Arte Contemporanea

Fondazione Prada - Podium - William Copley

Torre infestata dai fantasmi, cinema, cisterna. La pianta della Fondazione Prada sul volantino è addizione di luoghi pieni di suggestione già dal nome. Entrare in questo universo è un percorso che in realtà inizia già da fuori costeggiando i binari dello scalo dismesso di porta Romana, dietro piazzale Lodi, panorama urbano squallido ma con un suo fascino di degrado frastagliato, di enormi voragini vuote e palazzi ad alta densità abitativa. Si susseguono ordinati su viale Isarco enormi cartelloni pubblicitari, appaiati: la scritta nera su fondo bianco Fondazione Prada giganteggia, splittata nei due schermi di carta. La Fondazione diretta da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli aveva inaugurato una serie di progetti di arte contemporanea e architettura a Milano già dal 1993, dal 2015 si stabilisce in sede permanente dentro una distilleria degli anni dieci, la Società Italiana Spiriti, in viale Isarco 2, dove OMA (Office for Metropolitan Architecture) di Rem Koolhas insinua dettagli elegantissimi e tecnologici, aggiunge agli ambienti preesistenti spazi nuovi (Cinema, Podium e un’altissima torre ancora in costruzione). Le mura esterne della ex-fabbrica sono percorse da scritte scorrevoli elettroniche – mi ricordano i Truisms di Jenny Holzer – con i nomi delle mostre. Per terra un pavé di blocchi di legno grigio sul terreno irregolare, sulle pareti del Podium la schiuma d’alluminio, alberi inghiottiti nel pavimento, scritte al neon di kosuthiana memoria a indicare gli spazi, una patina di foglia d’oro 24 carati che ricopre la Haunted House.

Fondazione Prada - Haunted House - WAAM

La suggestione che mi è rimasta più impressa dalla prima di diverse visite, è proprio quella luce metallica e calda irradiata dall’oro, che trasforma lo spazio circostante, anche in una giornata di pioggia, e lega l’interno e l’esterno con trame sottili. Le mostre temporanee si succedono con cadenza molto frequente, curate da Germano Celant. Il Processo Grottesco di Tomas Demand e le opere allestite nella Haunted House sono esposte invece in modo permanente. Processo Grottesco di Tomas Demand è un allestimento sotterraneo, gioco di rimandi tra immagine e realtà. Nella Casa “infestata dai fantasmi”, come Rem Koolhas aveva definito questo ambiente della fabbrica abbandonata, sono allestite invece le opere di Louise Bourgeouis e Robert Gober: sculture intime e personali, luoghi archetipici e frammenti di coscienza e memoria infantile ricuciti insieme all’ombra della psicanalisi, innestati in un luogo estraneo a produrre processi di significazione multipli e complessi, per confondersi e identificarsi, incuriosirsi e immaginarsi diversi, come spesso accade se lasciamo uno spiraglio di apertura verso l’arte contemporanea apparentemente strana e incomprensibile.

Il rigore degli allestimenti delle mostre è un po’ in contrasto con il bar Luce, di richiamo e d’atmosfera, ma posticcio e forse un po’ deludente nella realizzazione di alcuni particolari, immaginato dal regista Wes Anderson come spazio d’incontro per i visitatori nel ricordo di quei luoghi della socialità milanese degli anni cinquanta, richiamato da flipper, jukebox e mobili in formica, con i tipici colori pastello e la luce dei suoi film remixata con il neorealismo italiano e una suggestione per le finestre o “luci” (sarà anche questo il rimando?) dei caffè in Galleria Vittorio Emanuele alla quale si ispira il pattern stampato sul soffitto.

 Giulia

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