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Untitled, 1996. Dan Flavin in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa

L’architettura di Muzio Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa viene costruita nel quartiere alla periferia sud di Milano da Franco della ...

L’architettura di Muzio

Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa viene costruita nel quartiere alla periferia sud di Milano da Franco della Porta nel 1925 in un sobrio stile neoromanico, ma già nel 1932 Giovanni Muzio subentra nella progettazione. L’architetto, autore della Ca’ Brutta a  Milano, concepisce la chiesa come edificio tre navate con un solo abside, impostandola sulla simmetria dell’asse prospettico centrale e ispirandosi a principi di economia di formale. Il vasto spazio della navata mette in risalto il rapporto tra la sottile botte in cotto a tessitura di cemento armato e le colonne in ghiandone, tagliando i volumi in una manipolazione consapevole della luce. Sui fianchi le cappelle laterali si rilevano dal corpo centrale come successione di solidi geometrici visibili anche all’esterno. Sul fronte l’edificio è preceduto da un pronao, prima sperimentazione della tipologia dell’arco siriaco, sfruttato da Muzio successivamente nella progettazione del Palazzo della Triennale.

 Don Giulio Greco e l’improbabile idea

Negli anni Novanta Chiesa Rossa era un quartiere segnato dal disagio dell’immigrazione caotica, dalla disoccupazione e dal sottosviluppo culturale e sociale, ma nel quartiere viveva e lavorava una comunità vivace, animata dai quattro parroci di Santa Maria Annunciata. Quasi per caso alcuni amici suggerirono a don Giulio Greco, parroco di Chiesa Rossa, che l’opera di luce di un artista come Dan Flavin avrebbe potuto dare vita nuova all’opera di Muzio. <> racconta don Giulio Greco, parroco di Santa Maria Annunziata, <<perché la nostra chiesa diventasse un segno di luce nel mezzo del quartiere, perché gli uomini possano vedere questa luce e riuscire a sperare. E la risposta venne e fu aldilà delle aspettative>>.

Dan Flavin in Lombardia

A Varese, a pochi chilometri da Milano, viveva infatti uno dei più grandi collezionisti al mondo delle opere dell’artista newyorchese Dan Flavin: Giuseppe Panza di Biumo aveva raccolto dagli anni sessanta opere dell’artista, considerato il padre della light art e del minimalismo, per allestirle nella settecentesca Villa Panza di Biumo sopra Varese, trasformandola in un vero laboratorio di percezione e di arte ambientale, dove ancora oggi è possibile sperimentare emozionanti situazioni di luce.

Dan Flavin minimalista (1933-1996)

L’installazione di Flavin alla Chiesa Rossa rappresenta una particolare conclusione della carriera dell’artista, iniziata con la fuga da un seminario cattolico. Dopo aver studiato disegno e pittura alla Columbia University, Flavin aveva lavorato per alcuni anni come custode al Guggenheim Museum e al MOMA di New York, conoscendo alcuni dei più grandi artisti minimalisti: Sol LeWitt, Lucy Lippard e Robert Ryman. Negli stessi anni Flavin elaborò le sue prima installazioni luminose: si intitolavano Icons, dipinti quadrati e monocromi, sui quali venivano applicate le lampadine: il nome faceva ironicamente riferimento all’arte sacra tradizionale. Pur negandone la funzione religiosa, l’artista riconosceva l’effettiva presenza dell’icona come oggetto. Per Dan Flavin il Minimalismo si concretizzava come uso della geometria, non per affermare l’ordine o rappresentare l’assoluto, ma per restituire significato al gesto elementare: posare, rilevare, disporre, accumulare, dividere, illuminare. Per la scelta di un lessico elementare e di materiali industriali, semplici lampadine di luce incandescente, il progetto dell’opera fu per Dan Flavin sempre più importante dell’esecuzione stessa. Riferimento imprescindibile dell’opera di Flavin era il costruttivismo russo: nel 1964 realizzò Monument 7, che con una luce bianca fredda fluorescente celebrava Vladimir Tatlin, il grande rivoluzionario che sognava l’arte come la scienza, con il Monumento alla Terza Internazionale. Per Flavin però la parola “Monument” è tra virgolette, per sottolineare la comicità ironica di certi monumenti temporanei. Tali monumenti sopravvivono solo finchè dura il sistema di illuminazione (2100 ore). Dal 1963 Dan Flavin cominciò a realizzare progetti di installazioni fluorescenti che abbracciassero stanze intere, uscendo dai confini dell’oggetto fisico e nutrendo sempre maggiore interesse per l’ambiente architettonico.

 Untitled, 1996

L’opera fu realizzata due giorni prima della morte dell’autore, il 29 novembre 1996. In una stanza d’ospedale a New York Dan Flavin tracciò gli schizzi e i disegni su carta: grazie a questi progetti l’opera venne installata a Milano l’anno successivo grazie alla Dia Art Foundation di New York e alla Fondazione Prada. Con Untitled Dan Flavin esalta l’architettura di Muzio individuando i punti forti della sua strutturalità dell’edificio. Allo stesso tempo mette a fuoco i punti principali della liturgia sacra e rilancia il tema dell’arte sacra su un terreno nuovo, di pura immaterialità, illuminando lo spazio progettato da Muzio con l’acida palette dei suoi verde, rosa, blu, oro e ultravioletto. di Giulia Bombelli

Bibliografia: Germano Celant (a cura di), Cattedrali d’arte. Dan Flavin e la Chiesa Rossa, Progetto Prada Arte, 1998

Jeffrey Weiss (edited by), Dan Flavin: New Light, Yale University press, 1996

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